Editoriale - Settembre 2018
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Con la ripresa delle attività s'avvia il ventesimo anno di "Citta' di Dio" che si compirà il 17 novembre 2019, Santa Elisabetta d'Ungheria. Dovrebbe essere l'occasione di riflettere sul lavoro svolto, sulle linee seguite, gli obiettivi prefigurati e i risultati raggiunti. Non è questa la sede per farlo, basta un invito ai soci e agli amici che ci seguono affinchè ci aiutino nella verifica, con suggerimenti, critiche, osservazioni. Da parte nostra, evidente è la scelta di rimanere una piccola realtà. Non abbiamo voluto cercare spazi e occasioni che allargassero eccessivamente il nostro lavoro, abbiamo privilegiato una familiarità di rapporti con gli ospiti (relatori, pubblico) che se, da un lato, ha contenuto i numeri e quindi il peso specifico del nostro lavoro, dall'altro lato, ha garantito un bel clima, un buon sapore, che ci sono stati più volte riconosciuti.
Facendo riferimento all'ultimo anno sociale, solo qualche dato: 15 iniziative da ottobre a giugno, di cui 12 al Convento del Monte Mesma, nostra sede operativa scelta e privilegiata (ringraziamo sempre dell'accoglienza riservateci i Frati minori che ci ospitano); ci hanno frequentato circa 150 persone, con una media di 36 presenze ad incontro (si va dalle 70 alle 15, a seconda soprattutto dei temi). Un piccolo gregge motivato, attento e partecipe. Lo ringraziamo. Di fronte ai consessi che vediamo altrove, lucenti per temi e figure di grande richiamo, l'ambito e il modo in cui ci muoviamo è senza dubbio marginale, ma a volte è bello esserlo. Il dettaglio dei filoni tematici che orientano il lavoro li potete vedere nel sito, con i nomi dei relatori, di prestigio, misconosciuti, casalinghi, che raramente hanno deluso, con i quali è nata talvolta un'amicizia duratura.
Abbiamo scelto un impegno di volontariato culturale con l'ambizione di connotarsi per costanza e misura. La società ha bisogno di tante realtà e di tanto impegno davanti ad urgenze ben più drammatiche, ma crediamo abbisogni anche di uno spazio di sosta e di respiro, (il luogo che ci ospita ne è l'espressione) nel quale porsi davanti a pensieri che, di solito, non sono i nostri pensieri, ma che quando ci sono donati con serietà e competenza, ci rinnovano e costruiscono.
Grazie a chi ci ha aiutato in questo, ci ha seguito e continuerà a farlo.

Gli incontri di questo anno sociale 2018-2019 vorrebbero intercettare alcune parole nuove che la cultura religiosa deve assumere e affrontare. Così il mondo della scienza nei nuovi paradigmi e mondi con cui si offre, che interrogano alla radice alcune credenze. Dal cosmo alle neuroscienze la realtà non è come l'abbiamo conosciuta. Ancora, il libero pensiero dello spirito di coloro che, sfidando le ortodossie, hanno anticipato e anticipano oggi i tempi, a rischio di eresia, ma sempre per amore della verità più grande di ogni determinazione. Così le sfide ecumeniche e interreligiose che arricchiscono la nostra capacità di stare a mensa con chi è altro da noi, perchè in fondo riconosciamo quelle "invarianze antropologiche", diceva R. Panikkar, più forti delle divisive variabili soggettive e culturali. In giorni così segnati non solo dalla critica, quanto dal pericolo di svuotare alcuni riferimenti di fondo della civiltà europea, vorremmo anche interrogarci su quale città terrena e quale mondo abitiamo e siamo orientati a costruire. Alcuni nodi teologici e politici tornano ad intrecciarsi in modalità che non implicano forme di restaurazione, quanto inverano la laicità del mondo aprendolo a quel orizzonte di trascendenza senza il quale ogni sua conquista rischia di farsi idolo, fonte di ingiustizia e separazione tra fratelli. Gerusalemme è la città simbolo di ogni anelito di pace, più forte della sconfessione storica che gli uomini sovente le infliggono. A questo simbolo dedicheremo particolare attenzione. Sarà anche la voce dei poeti ad accompagnarci, voci che gridano nel deserto mercificato che ci circonda non meno dei gesti dei testimoni di giustizia. Anche le Parole divine sanno svelarsi e farsi accogliere solo se nell'esprimerle manteniamo il sapore della Poetica e dell'Agape di Dio.

Fabrizio Filiberti



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