Il panorama offerto da questi anni appare terrificante. Guerre, violenze gratuite (dai femminicidi, alle gang giovanili) perdita di riferimenti valoriali di fondo, egocentrismi potenziati al massimo dai social media,
sciatteria nelle produzioni artistiche e televisive (che hanno sempre un ruolo plasmante le coscienze: dagli intrattenimenti ai talk show), politiche che inseguono il consenso, che non sanno dire parole chiare condivise ma
guardano allo scontro, alla contrapposizione, assolvendosi ogni volta davanti al crescente numero di non elettori.
Effettivamente la cifra che sembra emergere sinteticamente è il primato della forza, dell'Io più forte (individuo, gruppo, Stato). A questo principio viene sottomesso o ridefinito tutto il resto, a partire dall'idea
di giustizia. Ne fanno le spese quei valori che sembrava fossero acquisiti e che si sono cristallizzati nelle Carte costituzionali (quella italiana, in primis), nei trattati internazionali, nelle pratiche dialogiche,
ecumeniche, interreligiose. La loro crisi inevitabilmente ha fatto emergere e crescere i fondamentalismi, gli estremismi.
Ci chiediamo come si possa reagire davanti alla impermeabilità di queste posizioni dominanti, dalla politica alla vita privata. Sembra impossibile che non si veda come siano fonte di distruzione umana e sociale, e ancor più
spirituale. Quale cuore possono maturare le generazioni che stanno crescendo in questo clima? Torniamo sempre all'esigenza di trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne!
Il nostro lavoro è attraversato da due sentimenti contrapposti. Il primo, è certo un senso di impotenza, di sconforto: i temi che affrontiamo appaiono distanti e irrilevanti dal mondo reale, per quanto abbiamo sempre cercato
di declinarli con attenzione al vissuto contemporaneo. Ancor più, constatiamo l'incapacità di attrarre generazioni giovani per le quali sarebbe ancor più significativo il confronto con le questioni trattate. L'impressione è
quella di un ciclo che si sta chiudendo (anche nel metodo-conferenze).
Il secondo sentimento, forse per istintiva reazione, è quello di un'urgenza, di una caparbia convinzione che, ancor più in questi tempi, sia necessario dare spazio alla ricerca di senso, di valori, di spiritualità che le
diverse tradizioni hanno elaborato nei secoli. Riconoscere in esse, in fondo, l'essenziale dei problemi umani, le costanti della ricerca, i pregi e i limiti delle soluzioni sempre da rielaborare, da portare avanti non senza
attualizzarle. Come cerchiamo di fare da qualche hanno, pur nella frammentarietà dei percorsi, si tratta anche di recuperare e ribattere su alcuni punti fermi, alcune parole chiave, che via via possono nutrire ciascuno e
orientare il cammino comune. Resistere e perseverare.
Sì, occorre un'opera di discernimento per pensare il lavoro che ci attende. Sul fronte dell'allargamento della nostra comunità, dell'interazione con le generazioni che crescono. Sul fronte delle urgenze e sensibilità
tematiche, dei percorsi culturali da mettere in campo. Su entrambi i fronti anche tu che leggi puoi forse dare un contributo di idee e di presenza. Ti attendiamo. Scrivici. Grazie.